Boicotta Israele

novembre 9, 2009

Prigioni a cielo aperto

Archiviato in: Iniziative — Tag:, — boicottaisraele @ 7:55 am
Report del “gruppo Olivs” in Palestina
Alle 8 in punto si parte per Nahalin, secondo i programmi ci aspettano per una giornata di raccolta collettiva delle olive.
Un ennesimo provvedimento autoritario dello stato d’israele, che punisce con la reclusione ed una multa chiunque chieda il supporto degl’internazionali durante la raccolta delle olive, ha anticipato l’inizio della campagna
Accolti in un edificio utilizzato come centro organizzativo del villaggio, c’imbattiamo nella folla che popola tutte le stanze e con un breve colpo d’occhio capiamo che donne e bambine/i sono in attesa di ricevere cure mediche…è l’unico giorno della settimana dove gli/le abitanti del villaggio possono incontrare gratuitamente un medico.
Conosciamo uno dei rappresentanti del villaggio che, devvero dispiaciuto, ci annuncia l’annullamento della giornata di lavoro nei campi a causa del maltempo. Decidiamo quindi di conoscere approfonditamente la realtà del villaggio attraverso i racconti degli abitanti: il villaggio fa parte della zona “C”, ossia appartiene a quella fetta di territori sotto il totale controllo dell’esercito israeliano. La difficoltà negli spostamenti ha delle cause che derivano principalmente dall’accerchiamento delle colonie, dalla sola via d’accesso e dai continui attacchi dei militari e dei coloni che le persone subiscono. Come se l’infame assedio non bastasse, i 7000 abitanti di questo villaggio verranno presto isolati dal resto del territorio di Betlemme attraverso la costruzione del muro dell’apartheid.
Questa stessa sorte, secondo i piani sionisti, dovrebbe capitare a chi popola altri due villaggi di questa zona, costringendo a vivere in una prigione a cielo aperto un totole di 20000 persone. Nonostante la proprietà delle terre sia documentata dai tempi dell’impero ottomano, il progetto espansionistico delle colonie vuole costringere I palestinesi ad abbandonare la propria terra e le proprie case: l’avvelenamento delle acque e delle terre e’ uno degli strumenti utilizzati per perseguire questo scopo senza l’utilizzo della violenza diretta poiché, secondo le assurde leggi israeliane, una terra inutilizzata per 15 anni viene automaticamente confiscata.
Percorrendo le strade del villaggio e osservando l’orizzonte, siamo stati continuamente accompagnati dalla presenza inquietante della colonia sul versante opposto della valle.
Arrivando al complesso scolastico ci ha colpito la calorosissima accoglienza dei bambini che in parte ha attenuato l’angoscia di toccare con mano l’esperienza quotidiana dell’occupazione.
Lo sfarzo dei giardini, le costruzioni eleganti e l’abbondanza di spazi, tutto estremamente rivolto in maniera sfacciata a chi un tempo, su quelle terre, poteva costruire una prospettiva di vita futura. Emblematico di questo aspetto, il pilastro dell’alta tensione che porta l’elettricità alla colonia, piantato al lato dell’unico campo da calcio destinato al divertimento dei/delle ragazzi/e del villaggio.
Dopo la visita all’antico frantoio, che testimonia le radici e le tradizioni di ha da sempre vissuto queste terre, salutiamo i nostri accompagnatori con il cuore in gola.
Questa giornata intensa si conclude con una tappa da Abed per concludere il lastricato iniziato due giorni prima e piantare nuovi ulivi sulla sua terra.
Daje Forte!
4-11-2009

PRIGIONI A CIELO APERTO
Alle 8 in punto si parte per Nahalin, secondo i programmi ci aspettano per una giornata di raccolta collettiva delle olive.Un ennesimo provvedimento autoritario dello stato d’israele, che punisce con la reclusione ed una multa chiunque chieda il supporto degl’internazionali durante la raccolta delle olive, ha anticipato l’inizio della campagnaAccolti in un edificio utilizzato come centro organizzativo del villaggio, c’imbattiamo nella folla che popola tutte le stanze e con un breve colpo d’occhio capiamo che donne e bambine/i sono in attesa di ricevere cure mediche…è l’unico giorno della settimana dove gli/le abitanti del villaggio possono incontrare gratuitamente un medico.Conosciamo uno dei rappresentanti del villaggio che, devvero dispiaciuto, ci annuncia l’annullamento della giornata di lavoro nei campi a causa del maltempo. Decidiamo quindi di conoscere approfonditamente la realtà del villaggio attraverso i racconti degli abitanti: il villaggio fa parte della zona “C”, ossia appartiene a quella fetta di territori sotto il totale controllo dell’esercito israeliano. La difficoltà negli spostamenti ha delle cause che derivano principalmente dall’accerchiamento delle colonie, dalla sola via d’accesso e dai continui attacchi dei militari e dei coloni che le persone subiscono. Come se l’infame assedio non bastasse, i 7000 abitanti di questo villaggio verranno presto isolati dal resto del territorio di Betlemme attraverso la costruzione del muro dell’apartheid.Questa stessa sorte, secondo i piani sionisti, dovrebbe capitare a chi popola altri due villaggi di questa zona, costringendo a vivere in una prigione a cielo aperto un totole di 20000 persone. Nonostante la proprietà delle terre sia documentata dai tempi dell’impero ottomano, il progetto espansionistico delle colonie vuole costringere I palestinesi ad abbandonare la propria terra e le proprie case: l’avvelenamento delle acque e delle terre e’ uno degli strumenti utilizzati per perseguire questo scopo senza l’utilizzo della violenza diretta poiché, secondo le assurde leggi israeliane, una terra inutilizzata per 15 anni viene automaticamente confiscata.Percorrendo le strade del villaggio e osservando l’orizzonte, siamo stati continuamente accompagnati dalla presenza inquietante della colonia sul versante opposto della valle.Arrivando al complesso scolastico ci ha colpito la calorosissima accoglienza dei bambini che in parte ha attenuato l’angoscia di toccare con mano l’esperienza quotidiana dell’occupazione.Lo sfarzo dei giardini, le costruzioni eleganti e l’abbondanza di spazi, tutto estremamente rivolto in maniera sfacciata a chi un tempo, su quelle terre, poteva costruire una prospettiva di vita futura. Emblematico di questo aspetto, il pilastro dell’alta tensione che porta l’elettricità alla colonia, piantato al lato dell’unico campo da calcio destinato al divertimento dei/delle ragazzi/e del villaggio.Dopo la visita all’antico frantoio, che testimonia le radici e le tradizioni di ha da sempre vissuto queste terre, salutiamo i nostri accompagnatori con il cuore in gola.Questa giornata intensa si conclude con una tappa da Abed per concludere il lastricato iniziato due giorni prima e piantare nuovi ulivi sulla sua terra.Daje Forte!4-11-2009

Ancora nessun commento. »

Non c'è ancora nessun commento.

RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.