DI MICHAEL WARSHAWSKY (Alternative Information Center) – Gerusalemme 31 Agosto 2011, Nena News
Il movimento dovrà abbandonare la sua pretesa di “apoliticità”. Destra e sinistra sono direzioni opposte, una diretta verso maggiori povertà e discriminazioni sociali, l’altra verso la distribuzione della ricchezza. Deve chiedere la fine dell’economia neoliberista e dell’occupazione dei territori palestinesi.
Le ultra-decennali dittature di Hosni Mubarak e Zine el Abidine Ben Ali sono state spazzate via in poche settimane e la strada per nuove democrazie sembrava completamente spalancata. Non tutti i regimi della regione sono stati a rischio, ma non ci sono stati Paesi in cui non si siano sentiti gli effetti dei movimenti popolari all’interno o all’esterno dei loro confini. Eccetto uno: lo Stato di Israele.
Israele sembra un’isola di stabilità in un mare di agitazioni e rivoluzioni e i suoi leader non esitano a vendere questa stabilità ai governi occidentali: “Per difendere i vostri interessi nell’area non potete fidarmi nemmeno dei più brutali dittatori che sostenete con denaro e armamenti; presto o tardi i movimenti popolari possono prendere piede e mettere a repentaglio tutto quello che avete investito in tali alleati”, dicono sostanzialmente i leader israeliani alle loro controparti occidentali. “Lo Stato di Israele è il vostro solo alleato stabile e affidabile”.
