Boicotta Israele

maggio 16, 2012

Anniversario della Nakba in Palestina

Filed under: Storia — Tag:, , , , , , — boicottaisraele @ 9:18 am

La NAKBA  si rinnova in continuazione;

La NAKBA è continuamente attuata;

Oppressione e resistenza vivono ogni giorno… Vedi la violenza israeliana nelle prigioni dove sono rinchiusi i palestinesi:

http://www.youtube.com/watch?v=z3aF3lkB6Fs

Lo storico Ilan Pappè: Palestina, il falso paradigma della pace

L’occupazione della Cisgiordania nel 1967 è la naturale evoluzione della Nakba del 1948, spiega lo storico israeliano Ilan Pappè. Fino ad un fasullo processo di pace e ad un’impossibile soluzione a due Stati: Israele ha annesso senza annettere, ha fatto della Palestina un non-Stato senza sovranità.  continua qui:

http://nena-news.globalist.it/?p=19380

 

 

 

 

 

maggio 14, 2012

2000 detenuti palestinesi in sciopero della fame ignorati dalla stampa israeliana

Filed under: Iniziative — Tag:, — boicottaisraele @ 7:04 pm

Dal 17 aprile, 2000 prigionieri palestinesi rifiutano il cibo contro le condizioni detentive delle carceri israeliane, l’isolamento e il divieto di ricevere visite delle famiglie.

Lo sciopero della fame di circa duemila prigionieri palestinesi non ha suscitato praticamente alcuna attenzione da parte dei media occidentali; se questa protesta fosse avvenuta in Cina o in Russia, le cose sarebbero andate diversamente – scrive Alain Gresh su Le Monde Diplomatique

Dieci sono stati ricoverati in ospedale. Quasi nessuno degli altri è stato, finora, visitato da un medico indipendente e la Direzione delle carceri israeliane (Israel Prison Service, Ips), sostengono gli avvocati difensori e le organizzazioni per i diritti umani, ha dato il via a un regime di punizioni e pressioni per far cessare gli scioperi della fame. Più recentemente, l’Ips sembra aver cambiato tattica, offrendo alcune concessioni e mostrandosi disponibile ad accogliere parte delle richieste dei prigionieri (nella foto alcuni familiari mostrano le foto dei loro parenti detenuti).

Molti dei prigionieri in sciopero della fame sono sottoposti a detenzione amministrativa.

“Israele incontra delle crescenti difficoltà a controllare il movimento di sciopero della fame dei prigionieri palestinesi che non smette di allargarsi. Cominciata il 17 aprile per protestare contro la pratica della detenzione amministrativa (che permette di tenere un sospetto in prigione senza sentenza per un periodo rinnovabile di sei mesi), quest’azione raggrupperebbe ad oggi circa duemila detenuti, secondo Ad-Dameer, l’associazione palestinese di difesa dei diritti dei prigionieri” (…)

“Almeno due prigionieri versano in condizioni critiche: Bilal Diab, 27 anni, originario di Jenin e Thaer Halahla 33 anni, originario di Hebron (entrambi membri del Jihad Islamico), hanno cominciato il loro sciopero della fame il 29 febbraio. Dopo sessantasei giorni senza mangiare sono entrati in quella che i medici chiamano “una fase aleatoria di sopravvivenza”. I due uomini sono comparsi, giovedì 3 maggio su una sedia a rotelle, davanti alla corte suprema di Israele, la quale ha rinviato la sua decisione circa un’ eventuale scarcerazione ad una data futura”. (Le Monde 6.05.2012)

In base alla detenzione amministrativa, le autorità militari israeliane possono imprigionare palestinesi della Cisgiordania senza processo e a tempo indeterminato, qualora siano sospettati di costituire una “minaccia alla sicurezza”, giudizio basato su prove segrete che non vengono rese note né ai detenuti né ai loro avvocati. I palestinesi sottoposti a detenzione amministrativa possono restare in carcere per sei mesi, trascorsi i quali il periodo può essere rinnovato a tempo indeterminato. Non vengono formalmente incriminati, poiché non vi è l’intenzione di sottoporli a processo.  Al 31 marzo, erano 320.  Amnesty International chiede che la detenzione amministrativa sia abolita, che i prigionieri siano sottoposti a processo oppure rilasciati.

Ancor prima che iniziasse la protesta collettiva del 17 aprile, alcuni prigionieri sottoposti a detenzione amministrativa  avevano iniziato a scioperare individualmente.

Bilal Diab e Tha’er  Halahleh hanno smesso di mangiare cibo il 29 febbraio.

Diab è stato arrestato a Jenin il 17 agosto 2011 e il suo ordine di detenzione amministrativa è stato rinnovato il 14 febbraio. Halahleh è stato arrestato nella zona di Hebron il 26 giugno 2010 e il rinnovo più recente della detenzione amministrativa risale al 5 marzo.

 

febbraio 22, 2012

Khader Adnan sospende lo sciopero della fame

Filed under: news — Tag:, , , , — boicottaisraele @ 9:06 am

Il militante palestinese, il panettiere Khader Adnan (33 anni), ribattezzato il ‘Bobby Sands ‘ palestinese, impegnato in uno sciopero della fame per protesta contro i suoi arresti amministrativi per un periodo complessivo di quattro mesi, pur senza alcun reato contestato e senza processo. La sua protesta, iniziata il 18 dicembre, il giorno dopo essere stato arrestato dalle autorità israeliane, ha mobilitato le associazioni internazionali per i diritti umani, i dirigenti e il popolo palestinese. Migliaia di connazionali sono scesi in piazza in Cisgiordania per chiederne la liberazione.Verrà rilasciato ad aprile.
La corte suprema israeliana ha deciso che verrà liberato soltanto il 17 aprile prossimo… “se non interverranno altre accuse nei suoi confronti” queste le dichiarazioni della Corte suprema. Con questa promessa Khader Adnane ha messo fine a 66 giorni di sciopero della fame. La sua protesta, ha mobilitato le associazioni internazionali per i diritti umani, i dirigenti e il popolo palestinese. Migliaia di connazionali sono scesi in piazza in Cisgiordania per chiederne la liberazione.
L’organizzazione Medici per i Diritti Umani (PHR-Israele) che segue la vicenda quotidianamente, ha detto: “Rimasto senza forze, sta perdendo i capelli e parla con un filo di voce talmente flebile da essere incomprensibile”.

febbraio 10, 2012

Estremismo ebraico in Israele

Filed under: news — Tag:, , , , , — boicottaisraele @ 8:09 am

http://frammentivocalimo.blogspot.com/2012/02/israele-palestina-morte-ai-cristiani-e.html

ISRAELE-PALESTINA: “MORTE AI CRISTIANI” E “MORTE AGLI ARABI”, L’ESCALATION DELL’ESTREMISMO EBRAICO

di  .  Scritto  il  8 feb 2012  alle  7:00.

Martedì, informa la polizia locale, un monastero di -costruito nel punto in cui, secondo la tradizione, sorgeva l’albero dal cui legno fu fatta la santa croce di Cristo- è stato imbrattato con segni distintivi di estremisti ebrei. “Morte ai cristiani” è stato scritto in ebraico su una delle facciate del Monastero della S. Croce, risalente all’XI secolo.
Micky Rosenfeld, portavoce della polizia, ha detto all’agenzia di stampa palestinese Maan che “durante la notte i vandali hanno anche imbrattato le pareti del convento con lo slogan “Price tag” -termine usato dai coloni ebrei in riferimento alla strategia d’intimidazione utilizzata contro i palestinesi e le loro proprietà-, e danneggiato due autovetture parcheggiate al suo esterno. È raro che un santuario cristiano subisca attacchi del genere.
“Nella notte di martedì, gli estremisti israeliani hanno scritto slogan razzisti, con delle bombolette a spray, sulle pareti di alcune abitazioni di al-Lubban ash-Sharqiya”, un villaggio nel nord della , ha dichiarato Ghassan Doughlas, funzionario dell’ ().
“Un certo numero di coloni”, continua Doughs, “ha tentato di entrare nel villaggio dopo la mezzanotte, e alcuni di essi sono stati fermati dai comitati locali di sicurezza. Tuttavia i muri delle case di diversi residenti sono stati imbrattati con slogan come ‘Morte agli arabi’”.
Nel maggio 2010 i coloni diedero alle fiamme la moschea del villaggio in un raid notturno.
Dallo scorso dicembre, 5 moschee sono state oggetto di atti vandalici da parte di presunti estremisti ebrei. “Morte agli arabi”, “Maometto è un maiale” e “Un buon arabo è un arabo morto” alcune delle frasi scritte in ebraico sui loro muri.
Secondo l’ (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs), in Cisgiordania nel 2011 gli attacchi dei coloni contro i palestinesi sono aumentati di oltre il 50%.

febbraio 8, 2012

Accordo Anp e Hamas per un governo unitario in Palestina

I colloqui a Doha, Qatar, tra Hamas e l’Autorità nazionale palestinese (Anp) sono approdati a un risultato,  con la “decisiva” mediazione dell’emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa Al Thani.     La firma sull’accordo è stata siglata durante un breve cerimonia proprio nel diwan (o sala riunioni) dell’emiro. L’accordo prevede che il presidente dell’Anp, Mahmoud Abbas, guiderà un governo transitorio di unità fino alle elezioni generali in Cisgiordania e Striscia di Gaza.
Dopo quattro anni di governi separati in Cisgiordania e a Gaza, è questo un importante passo avanti da quando, un anno fa, Hamas e Anp avevano raggiunto un accordo di riconciliazione preliminare, che prevedeva l’istituzione di un governo di unità nazionale per prepararsi a elezioni presidenziali e parlamentari.   È stato difficile, tuttavia, accordarsi su chi dovesse guidare il nuovo governo.   Hamas si è opposta alla scelta di Salam Fayyad sponsorizzata da Abbas.

I tempi per la formazione dell’esecutivo, che sarà composto da tecnici politicamente indipendenti, non sono ancora chiari. Le elezioni, inizialmente fissate per maggio, potrebbero anche slittare nel caso in cui le procedure per formare il governo dovessero prolungarsi. “Promettiamo al nostro popolo di mettere in atto questo accordo prima possibile”, ha commentato Abbas dopo la firma. “Informiamo la nostra gente – ha invece dichiarato Khaled Mashaal (leader di Hamas) che vogliamo curare le ferite seriamente per riunire il nostro popolo sulla base di una partnership politica e dedicare i nostri sforzi a resistere all’occupazione”.  C’è da sottolineare che contestualmente a questo accordo, Khaled Mashaal si era recato, qualche giorno prima, in visita in Giordania per incontrare re Abdullah II, dopo l’espulsione di Hamas dalla Gisgiordania nel 1999; anche questa visita accompagnata e preparata dall’emiro Hamad bin Khalifa Al Thani.  C’è da dire qualcosa sull’attivismo di Al Thani in tutta l’area (dall’interventismo in Libia, ad aver “coperto” le repressioni saudite in Bahrain e Yemen.

Non si hanno ancora reazioni dalle diplomazie di Usa e Europa, mentre in Israele la reazione scomposta e violenta del primo ministro Benjamin Netanyahu prende la forma di una minaccia verso l’Anp “O cerca la pace con Israele oppure un accordo con Hamas”. Una reazione scomposta che la dice lunga sulla NON volontà dell’attuale governo di Israele di desiderare la pace.

 

gennaio 30, 2012

ISRAELE; ‘OCCUPAZIONE-TOURS’ PER SCOLARI, POLEMICHE

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29 gennaio 2012 (Ansa)
L’occupazione dei Territori vista anche attraverso gli occhi critici di  ex-militari, membri del gruppo radicale di sinistra 'Shovrim-Shtikà  (Rompiamo il silenzio): questo era uno degli obiettivi che si è  prefisso un liceo di Gerusalemme nell'organizzare per oggi una visita  di allievi a Hebron (Cisgiordania), uno dei tradizionali punti di  maggior attrito fra israeliani e palestinesi. Ma la vistosa  anticipazione della iniziativa su Haaretz, stamane, ha immediatamente  scatenato una reazione a catena in seguito alla quale il liceo ha  dovuto rinviarne la realizzazione. Il liceo 'Leiad'à ('Vicino  all'Università ') ha fama di essere molto innovativo ed avanzato. Di  fronte alla politica del ministero dell'istruzione di condurre  scolaresche a Hebron in quanto 'Città dei Patriarchì dell'ebraismo  (Abramo, Isacco e Giacobbe - ndr), gli educatori del Liceo hanno  pensato che per completezza sarebbe stato utile sentire anche da ex- militari (critici della occupazione dei Territori) come vivono i  palestinesi al fianco dei coloni del posto. Sulle ragioni  dell'annullamento si sono avute spiegazioni diverse. Un legale vicino  a 'Shovrim-Shtikà ha affermato che l'ingresso della scolaresca a  Hebron è stato impedito in extremis dalla polizia israeliana per  ragioni di ordine pubblico. Da parte sua il ministro dell'istruzione  Gideon Saar (un dirigente del Likud) ha detto di aver autorizzato in  principio - al termine della visita nella Tomba dei Patriarchi (un  luogo di culto sacro sia agli ebrei sia ai musulmani) - un dibattito  fra un esponente dei coloni e uno di Peace Now, il quale ha però dato  forfait facendosi sostituire da un esponente di 'Shovrim-Shtikà. Nel  frattempo lo stesso Saar - già duramente criticato dai pacifisti - si  è dovuto difendere anche dalle accuse rivoltegli da esponenti del  movimento dei coloni di aver «spalancato le porte del suo ministero ad  esponenti di estrema sinistra». La iniziativa educativa del Liceo  appare dunque, a questo punto, molto compromessa.

gennaio 16, 2012

Israele minaccia una nuova guerra

Filed under: news — Tag:, , , , , , , , , , — boicottaisraele @ 8:53 am

http://www.internazionale.it/opinioni/gideon-levy/2012/01/15/israele-minaccia-una-nuova-guerra/

Internazionale, numero 931, 13 gennaio 2012

15 gennaio 2012 10.12
La situazione è chiara. Khaled Meshal, il capo di Hamas, ha ordinato all’ala militare della sua organizzazione di sospendere gli attacchi terroristici contro Israele, dicendo che si limiterà alla protesta popolare.

Hamas si dichiara favorevole a uno stato palestinese nei confini del 1967, e l’Autorità NazionalCisgiordania,  Palestinese si è detta disposta a rinunciare – in cambio di cento suoi prigionieri detenuti nelle carceri d’Israele – alla richiesta di congelare la costruzione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, avanzata finora come precondizione per la ripresa delle trattative di pace. Che altro vogliono gli israeliani?

Purtroppo la situazione è chiara anche sull’altro versante: Israele continua a ignorare i cambiamenti nelle posizioni dei palestinesi. Quasi tutti i mezzi d’informazione si dedicano sistematicamente a confondere le acque. Fonti degli apparati di sicurezza dicono che si tratta solo di mosse tattiche. Inoltre Israele respinge le condizioni assolutamente accettabili poste dall’Anp con la solita serie di ripetuti “no”.

Ma stavolta lo stato ebraico non si accontenta: all’improvviso, nel terzo anniversario dell’operazione Piombo fuso scatenata a Gaza, si leva dagli alti gradi militari un coro di minacce di un nuovo attacco contro la Striscia. Il capo di stato maggiore delle forze armate israeliane, insieme all’ex capo del comando meridionale e al comandante della brigata sud, sostengono all’unisono che non ci sono alternative a un Piombo fuso II. Il comandante della brigata ha addirittura promesso che la nuova edizione sarà “più dolorosa” e “più energica” della prima. Come dice, signor comandante? Più dolorosa della prima operazione Piombo fuso?

Lasciamo perdere il costante rifiuto israeliano del processo di pace. Perché si sa, noi israeliani prendiamo sul serio i palestinesi solo quando parlano di guerra e di terrorismo, mentre quando parlano di pace e di trattative li ignoriamo. Ma cos’è questa storia di un nuovo attacco a Gaza? Perché? Cos’è successo? Qualcuno è in grado di spiegare questo brutto e stonato rullo dei tamburi di guerra, a parte l’esigenza innata di Israele di minacciare continuamente?

Bisognerebbe ricordare al capo di stato maggiore dell’esercito che la prima operazione Piombo fuso ha inflitto a Israele danni enormi. Magari dalle basi militari non se ne saranno accorti, ma da allora l’opinione pubblica mondiale ha cambiato completamente atteggiamento verso Israele, isolandolo come mai era accaduto prima. Le immagini trasmesse da Gaza si sono impresse per sempre nella coscienza del mondo.

Ed ecco un altro promemoria per i comandanti militari: sotto i nostri occhi sta prendendo forma un Egitto nuovo, un paese che probabilmente non se ne starebbe a guardare nel caso di un nuovo brutale attacco a Gaza. Gli esponenti dei Fratelli musulmani che in questi mesi si stanno affermando sulla scena politica egiziana sono fratelli di Hamas, e sarebbe meglio non andare a stuzzicarli quando non occorre.

Nei primi giorni dell’anno i comandi militari israeliani hanno comunicato tutti fieri che nel corso del 2011 a Gaza le nostre truppe hanno ucciso cento palestinesi mentre di israeliani, grazie a Dio, ne è stato ucciso solo uno. Insomma, abbiamo fatto “un passo avanti” rispetto al raccapricciante conteggio delle vittime dell’operazione Piombo fuso: allora la proporzione è stata 1 a 100, ma nel secondo anno successivo è stata praticamente 0 a 100. Un affarone.

Le raffiche di razzi contro il sud di Israele, anche se intollerabili, sono state sparate quasi tutte per reazione alle operazioni omicide dell’esercito israeliano a Gaza. E allora perché abbiamo bisogno di un’altra guerra? Se Israele volesse davvero cercare la pace, si affretterebbe ad accogliere con favore i cambiamenti nelle posizioni dei palestinesi.

Se il governo fosse stato un po’ più ragionevole, almeno avrebbe lanciato una sfida: liberiamo cento prigionieri di Al Fatah e torniamo al tavolo delle trattative. Anziché incoraggiare la moderazione – autentica o tattica che sia – Israele si affretta a strozzarla nella culla. E allora perché Hamas dovrebbe diventare moderato, se la reazione israeliana è minacciare Gaza? E perché Abu Mazen dovrebbe dar prova di disponibilità se lo stato ebraico reagisce sempre con un rifiuto? Siamo forse troppo presi a contrastare l’estremismo degli ebrei ultraortodossi per poterci occupare degli altri nostri problemi, che sono più importanti?

Oggi Israele non ha assolutamente alcun motivo di scatenare un altro attacco a Gaza. Nulla danneggia di più lo stato ebraico della mancanza di una soluzione al conflitto con i palestinesi. E allora, forse, sembrerà noioso tornare a chiedere: se la risposta è no e ancora no, a cosa gli israeliani diranno di sì? Se dicono no all’Anp e no ad Hamas, no al presidente palestinese Mahmoud Abbas e no a Khaled Meshal, no all’Europa e no anche agli Stati Uniti, a chi mai diranno di sì? Ma soprattutto, dove sta andando il paese?

La situazione effettivamente è chiara. Ed è molto preoccupante.

Traduzione di Marina Astrologo.

 

gennaio 9, 2012

2012: UN ANNO DI ULTERIORE INTENSIFICAZIONE DEL BOICOTTAGGIO ACCADEMICO

2012:
UN ANNO DI ULTERIORE INTENSIFICAZIONE DEL BOICOTTAGGIO ACCADEMICO
http://www.pacbi.org/etemplate.php?id=1787 [2]

(traduzione di Flavia Lepre)

Il 2011 è stato un anno di speranza e di rivoluzione. Alla Campagna
Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale d’Israele
(PACBI), cominciammo l’anno con un messaggio di solidarietà con il
popolo che era  dietro le rivoluzioni nella regione. A metà anno, il
Comitato Nazionale Palestinese  (BNC) per il Boicottaggio,
Disinvestimenti e Sanzioni (BDS) espresse un sentimento simile di
solidarietà con i movimenti intorno al mondo che  afferravano questo
momento rivoluzionario.(1)

All’inizio del 2012, desideriamo riaffermare il nostro forte sostegno
ed ogni solidarietà con le voci progressiste rivoluzionarie del mondo
che valorosamente pongono la propria vita a rischio per la nostra
collettiva libertà, giustizia e dignità, specialmente di fronte alle
forze controrivoluzionarie, spesso interne.
Guardando avanti verso il 2012, dobbiamo innanzitutto guardare indietro
alle realizzazioni del boicottaggio accademico e culturale del movimento
BDS raggiunte durante l’anno passato. Ci siamo fissati l’obiettivo
di proseguire ed effettuare il boicottaggio accademico con maggiore
rigore, e l’anno non ci ha delusi!
Le attività di BDS aprirono l’anno con forza con la storica decisione
dell’Università di Johannesburg di recidere i propri legami
istituzionali con la Ben Gurion University (2). Nella nostra risposta a
questa decisione esprimemmo il nostro sostegno ed  affermammo che era
un trionfo per la logica del boicottaggio accademico contro la
complicità accademica israeliana, come è uniformemente risecchiato
nelle posizioni della Federazione Palestinese dell’Unione dei
Professori ed Impiegati Universitari (PFUUPE), del PACBI e dei suoi
partenr in tutto il mondo, incluso il Sud Africa. Questo è, infatti, un
passo significativo nella direzione di ritenere le istituzioni
israeliane responsabili per la loro collusione nel mantenimento
dell’occupazione, della colonizzazione e dell’apartheid da parte del
loro Stato contro il popolo palestinese. (3)

Ad anno inoltrato, membri del  BNC: PACBI, PFUUPE, Stop the Wall e la
campagna degli Studenti Palestinesi per il Boicottaggio  Accademico
d’ Israele (PSCABI) lanciarono una nuova campagna contro il Settimo
Programma Quadro (FP7) , che è uno schema di finanziamento
multimiliardario di ricerca dell’Unione Europea che fornisce fondi ad
università e compagnie di differenti paesi perché lavorino insieme a
specifici progetti di ricerca.(4) I nostri parter in Europa, la
Piattaforma Europea per il Boicottaggio Accademico e Culturale
d’Israele (EPACBI), stanno anche aumentando l’impegno per lavorare
su questa strategica campagna. L’FP7 è stato inentificato come
bersaglio primario perché il programma permette alle compagnie militari
israeliane ed alle istituzioni accademiche complici di partecipare in
condizioni di parità con altri di Stati  membri dell’Unione Europea.
Questa campagna identifica un chiaro,  enorme bersaglio per mobilitare
accademici ed istituzioni europee perché facciano la loro parte per la
fine delle violazioni israeliane del diritto internazionale e dei
diritti umani dei Palestinesi.

In aggiunta a questa campagna ed alla vittoria in Sud Africa, movimenti
di studenti in Europa e negli Stati Uniti continuano la loro espansione
e diventano più attivi  e fanno sentire di più la loro voce nei
campus dei college. A settembre, gli Studenti per la Giustizia in
Palestina hanno organizzato una conferenza nazionale in cui hanno
riaffermato il loro sostegno al BDS come chiave tattica nei campus dei
college negli Stati Uniti. Noi regolarmente comunichiamo con i nuovi
gruppi in giro nel mondo che attendono di dare il via  alle loro
iniziative di campus. Il nuovo anno comincerà su una nota positiva con
la conferenza nazionale  del BDS USA  all’Università della
Pennsylvania, ed il PACBI promette di appellarsi a più accademici per
mettere sotto pressione i legami istituzionali tra le loro università o
organizzazioni accademiche ed Israele. Ci rivolgiamo ai nostri partner
per identificare tali legami,  come è stato nel recente appello alla
Società Internazionale per la Ricerca di Giustizia perché tenesse la
propria conferenza fuori d’Israele. (5)

Sulla scena culturale, Alice Walzer, Mike Leigh, Ian Banks, Meg Ryan,
henning Mankell, i Pixies, Elvis Costello,  l’ultimo Gil Scott Heron,
Carlos Santana, Faithless, e i Massive Attack sono tra i molti che hanno
continuato a stare lontano dall’aparttheid israeliana.  Nel 2011, tra
i personaggi  famosi aggiunti a questa lista  ci furono Vanessa
Paradise e Johnny Depp, MF Doom, Jello Biafra e, molto recentemente,
Joker. Il pubblico sostegno al boicottaggio culturale e al BDS in
generale da parte del fondatore dei Pink Floyd Roger Waters (6) fu
un’aggiunta significativa agli effettivi sostenitori del boicottaggio,
come opposto agli annullamenti e fu benvenuto per gli attivisti del
BDS del mondo.

L’anno non è stato senza sfide. In un’ironica torsione, nel giugno
dell’ultimo anno il governo israeliano provò l’efficacia del
movimento BDS di oltrepassare una legge anti-BDS che effettivamente
criminalizza chi si appelli al boicottaggio d’Israele fatto da
Israeliani. Mentre il movimento BDS promette di vincere alcune battaglie
legali ingaggiate contro di essa, questa legge restringe la libertà di
parola e di movimenti degli attivisti israeliani del BDS.

Inoltre, abbiamo affrontato chi non  aveva prestato attenzione al
nostro appello per la libertà, giustizia ed uguaglianza ed aveva
provato a circuire l’appello per il boicottaggio in diversi modi, come
“non comprensione del conflitto” o considerando l’arte “al di
sopra della politica”, mentre contemporaneamente permettevano che la
loro arte  venisse usata politicamente per ripulire le violazioni
israeliane del diritto internazionale e dei diritti umani. Noi abbiamo
risposto a questi artisti e lavoratori della cultura con la speranza che
ascolteranno in futuro il nostro ragionamento morale.  (7) Abbiamo
combattuto anche con quelli che non comprendono l’impatto nefasto
della normalizzazione e dell’abitudine che produce,  ed abbiamo
continuato ad appellarci ad essi spiegando le sfumature di occupazione,
colonizzazione ed apartheid ed il meccanismo attraverso il quale queste
oppressioni ci controllano (8).

Al PACBI, noi continuiamo, con i nostri partener  in Europa, Sud
Africa, Sud Asia, USA, Canada, Australia ed America Latina, a spingere
il movimento oltre tutti gli ostacoli. Noi continuiamo ad educare sul
valore della resistenza con ogni campagna che lanciamo ed appello che
scriviamo, che essi abbiano risposta o no. La lotta per
l’autodeterminazione è un processo lento e costante che richiede
pazienza, impegno e prolungata resistenza etica. Noi crediamo che il BDS
offre alla gente intorno al mondo gli strumenti per  unirsi o ergersi
effettivamente in solidarietà con questa resistenza.

Con questo in mente e guardando al 2012, noi ci appelliamo agli
attivisti perché intensifichino tutti gli aspetti del BDS, ma
specialmente si focalizziono, là dove sia possibile, sul boicottaggio
accademico. Specificamente, ci appelliamo alle facoltà ed agli studenti
attivisti perché facciano pressione sulle loro organizzazioni
accademiche per far cessare la collaborazione con la complicità delle
istituzioni accademiche o organizzazioni israeliane , e non organizzino
o partecipino a conferenze in Israele.
Inoltre, ci appelliamo agli accademici perché non pubblichino su
giornali accademici israeliani e si ritirino dai comitati editoriali di
riviste internazionali che  abbiano base in università israeliane.
Esortiamo anche accademici e studenti ad opporsi ai programmi di studio-
all’estero  che collochino studenti provenienti dagli USA e
dall’Europa alle università israeliane. La campagna in corso della
facoltà e degli studenti dell’Università Statale Californiana
(CSU) contro il rinnovo dello schema di studio all’estero CSU-Israele
è un’ispirazione (9).

In breve, ci appelliamo agli attivisti BDS in giro nel mondo  perché
mobilitino di più per rendere effettive le linee guida del boicottaggio
accademico (10), ed a quelli che sono in Europa  perché si riuniscano
contro la collaborazione con Israele secondo il FP7. Come scrisse
l’Arcivescovo Desmond Tutu in sostegno del boicottaggio attuato
dall’Università di Johannesburg verso la Ben Gurion University: le
Università israeliane fanno parte intimamente del regime israeliano per
scelta attiva. Mentre i Palestinesi non possono accedere alle
università ed alle scuole, le università israeliane producono ricerca,
tecnologia, argomenti e leader per mantenere l’occupazione. (11)

E’ tempo di prendere posizione per la fine di tutte le forme di
complicità  con le istituzioni accademiche e culturali israeliane;
esse sono il partner  chiave nel regime israeliano di occupazione,
colonialismo ed apartheid.

PACBI

dicembre 29, 2011

Palestina: Oltre 3.000 palestinesi arrestati nel 2011

Un rapporto pubblicato questa settimana da Abdul Nasser Ferwaneh, ricercatore per gli affari dei prigionieri, rivela che nel 2011 l’Esercito israeliano ha arrestato oltre 3.000 palestinesi. Ferwaneh nel suo studio spiega che nel 2011 si sono effettuati in media 276 arresti mensili, circa 9 al giorno.

http://www.atlasweb.it/2011/12/28/palestina-oltre-3-000-palestinesi-arrestati-nel-2011-579.html

Un totale di 3.312 palestinesi sono passati quest’anno per le carceri israeliane, 113 dei quali rilasciati in ottobre in seguito all’accordo di scambio prigionieri per la liberazione del caporale israeliano Gilad .

“I detenuti rappresentano una grande fetta delle società palestinese. E il numero annuo di arresti è addirittura diminuito”, precisa Ferwaneh, riferendosi al 2007, anno in cui furono incarcerati 7.613 palestinesi.

Un portavoce di Addameer, la ONG palestinese, basata a Ramallah e che si occupa di assistenza ai prigionieri e tutela dei diritti umani, ha detto che negli ultimi mesi Israele ha arrestato quasi lo stesso numero di palestinesi liberati nella prima fase dell’accordo Shalit. “Le forze israeliane hanno arrestato quasi 470 palestinesi dal 18 ottobre, data di rilascio di 477 prigionieri”.

“Quest’ondata di arresti rivela che l’accordo Shalit non ha assolutamente scoraggiato la politica di arresti, arbitrari e ingiustificati, portata avanti dal Governo di . Anzi, le carceri israeliane sono stracolme di palestinesi, quasi nello stesso numero di quelli rilasciati in ottobre”, continua il portavoce dell’organizzazione.

Dal 1967, anno in cui Israele occupò la , la Striscia di Gaza e, sono stati arrestati 750.000 palestinesi, tra cui donne e bambini, riferisce l’ (ANP). Il 40% degli uomini palestinesi che vive nei territori occupati è stato arrestato almeno una volta.

Israele intensifica la colonizzazione illegale di Gerusalemme Est

Lo ha riferito all’AFP un consigliere comunale, Pepe Alalou del partito Meretz (sinistra sionista), specificando che le nuove case verranno realizzate all’interno di tre palazzi di dodici piani nella zona nord di Gilo, a pochi chilometri da Betlemme”. Un membro dell’opposizione del consiglio comunale di Gerusalemme, ha riferito che il municipio ha autorizzato un progetto che autorizza la costruzione nell’arco dei prossimi tre anni di 130 appartamenti in un sito inizialmente destinato alla costruzione di un albergo nel quartiere di Ghilo, alla periferia di Gerusalemme est, a poca distanza da Betlemme. Nonostante le critiche della comunità internazionale per la politica di colonizzazione della Cisgiordania e di Gerusalemme Est. Immediata la condanna dell’Autorità nazionale palestinese (Anp).
Il quartiere di Ghilo è in un’area rivendicata dai palestinesi assieme al resto del settore orientale della città, occupato da Israele nel 1967 e poi da quest’ultimo proclamato parte della “Gerusalemme ebraica”. Uno status che non è riconosciuto dalla comunità internazionale. Il municipio ha dato il suo assenso anche alla costruzione di due controversi progetti che prevedono la costruzione di un centro commerciale con ampio parcheggio e di un sito turistico vicino alla piscina di Siloe, nel quartiere arabo di Silwan, ai piedi della Città Vecchia. Nel rione sono frequente disordini e scontri tra i 40 mila abitanti palestinesi e alcune decine di famiglie di coloni ebrei che vi si sono insediati.
In Cisgiordania, infine, le autorità d’occupazione hanno concluso un accordo col Consiglio degli insediamenti ebraici grazie al quale sarà legalizzato un avamposto di insediamento selvaggio, Ramat Ghilad, a sud di Nablus, del quale la Corte Suprema aveva ordinato lo sgombero. L’accordo, secondo la radio pubblica, stabilisce che cinque case prefabbricate, situate in terre di proprietà privata palestinese, saranno spostate di alcune decine di metri in terreni che, in assenza di chiari titoli di proprietà, sono stati proclamati demaniali. “Il governo si è di nuovo arreso ai coloni” è stato il giudizio espresso da fonti dell’opposizione in Israele, citate dall’ emittente.
Comunicati di condanna sono giunti da parte di Gran Bretagna, Francia, Germania e Portogallo.

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